Masserie e Acqua

Le fattorie fortificate della campagna

Una masseria era un'azienda a sé: forno, frantoio, mulino, neviera, spesso anche una cappella. A Villa Castelli ne restano dodici, e intorno a loro un sistema ingegnoso per raccogliere acqua e neve.

Dove l'acqua non c'era, i contadini l'hanno inventata. Le masserie sono nate vicino a una foggia, e per questo portano il nome di una cisterna.

Le masserie

Tredici nomi, ognuno con la sua storia

2 km a sud · 180 m

Antoglia

La più importante. Ha una torre merlata di fine Cinquecento con la colombaia sul tetto, il palmento, il frantoio e la neviera (questi ultimi due del primo Settecento), un pozzo con abbeveratoio e una porta in mazzaro squadrato. Il nome ricorda i De Nanteuil, feudatari ai tempi degli Angioini. Nel 1727 aveva due torri e nel catasto del 1753 contava 61 vacche e quasi mille tra pecore e capre.

1,5 km a nord · 292 m

Monte Scotano

Il nome viene dal greco scoteinós, «oscuro»: quando il monte si rabbuia, dicono, porta pioggia. Nel Seicento e nel Settecento apparteneva agli Imperiali, che vi fecero costruire una neviera con una casa sopra. Sotto c'è la grotta.

2,5 km a nordest · 266 m

Puledri

Prese il nome dall'allevamento di cavalli. Sull'architrave della finestra centrale c'è incisa la data 1797. È ancora abitata e conserva i mobili rustici di una volta: cassettoni, cassapanche, culle.

4,5 km a sud-sud-est · 160 m

Sant'Eramo

Era soprattutto un palmento, per pigiare l'uva. Sul portone una lapide dice 1796. Ha un focolare con la focagna in una conca, al centro della stanza, dove ci si scaldava nelle pause dal lavoro. Il nome è una deformazione di Sant'Erasmo.

1,7 km a est · 260 m

Renna

Nata su un progetto ordinato, con un cortile rettangolare chiuso dalle case, dalle stalle, dai depositi, dal focolare e dal trappeto. Il nome è quello di una famiglia di Francavilla già citata nel Trecento.

5,5 km a sud · 152 m

San Barbato

Il nome viene dalla devozione a San Barbato, a cui nel Medioevo era dedicato un monastero di benedettine a Oria. Nel Settecento apparteneva ai Minimi di Grottaglie. Aveva una cappella, oggi trasformata in abitazione.

2,5 km a sud-est · 175 m

Fallacchia

Una corte chiusa con una piccola cappella, feritoie, ballatoi e mura di cinta, segni di fortificazione. Il commediografo Girolamo Bax vi ambientò la farsa dialettale «Niccu Furcedda».

3,5 km a sud-est · 168 m

Tagliavanti

Prende il nome da Tommaso Tagliavanti, ricco proprietario francavillese del Settecento. Ha una torretta sul portone d'ingresso e i contrafforti. Nelle sue terre nasce il Canale Reale.

2,5 km a nord · 302 m

Abate Carlo

Case in pietra calcarea con volte a stella, magazzini, aia e cisterna, con l'ingresso rivolto a levante. È la masseria più alta della serie.

5,5 km a sud · 156 m

Carnevale

Vicino alla Via Appia. Più che una masseria sembra un palazzotto urbano: anticipa il «casino», la casa signorile di campagna.

2,5 km a sud-ovest · 187 m

Eredità

A corte, con case, magazzini e stalle. Nel 1907 vi fu fissata una delle stazioni di rilevamento del catasto.

1 km dal paese

Sciaiani Piccola

Masseria per più di un secolo, con ulivi, vigneti e allevamento. Il corpo centrale è dell'Ottocento, in tufo con soffitti a stella e a botte. A nord c'è un grande forno in pietra e a est un muraglione a secco con una galleria dove si ricoveravano le greggi.

Scomparsa

Pezza della Corte

Restano solo tracce di muri a 2,5 km a sud-est del paese, ma il nome sopravvive in contrada. Fu una delle tre masserie comprate dal duca Ungaro.

Sono quasi tutte private e abitate o in uso: prima di andare a vederle chiedi il permesso, oppure vieni con le nostre visite guidate.

Acqua e neve

Come si viveva senza fiumi

Le fogge

Qui non ci sono fiumi né falde vicine: l'acqua era solo quella piovana. Le fogge sono grandi invasi circolari, scavati per tre-sei metri e rivestiti a secco. La Foggia dell'Antoglia («lu vòtǝnǝ»), larga una decina di metri e profonda cinque, è ancora in ottimo stato. Quella di Montescotano si riempie ancora nelle piogge forti. Quella del Principe sorgeva dove oggi c'è Piazza Giubileo.

Le cisterne

A pozzo con la bocca a campana (le più diffuse, perché riducono l'evaporazione), a tetto a due falde, a volta a botte, quadrate. Pareti scavate nella roccia, impermeabilizzate con calce e bolo e poi con malta idraulica.

Le neviere

Camere sotterranee quadrate o rettangolari, scavate nella roccia o nel tufo per cinque-sei metri, coperte a volta. La neve veniva pressata a strati con paglia e frasche e durava fino all'estate: servivano per le bevande fredde, per conservare il cibo e perfino come medicina. Ce n'era una a Monte Scotano e una all'Antoglia.

Fonte: A. G. Chirulli, Villa Castelli — Il Balcone dell'Alto Salento, Artebaria Edizioni, Martina Franca, 2023, che cita i documenti d'archivio raccolti da Rocco Biondi (Platea di Francavilla del 1727, catasto del 1753–54).